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Molti studenti vivono il blocco universitario come una colpa. La narrazione comune suggerisce che basti "impegnarsi di più" o avere più disciplina. Tuttavia, la neurofisiologia ci racconta una realtà diversa: quando la mente è offline, non è un problema di volontà, ma di gerarchia cerebrale.
Per capire perché ci blocchiamo, possiamo utilizzare il modello del Cervello Trifasico (o Cervello Tripartito). Sebbene sia una semplificazione della complessità neurale, questo modello è fondamentale per comprendere come il nostro sistema nervoso gestisce lo stress e l'apprendimento.Eccolo, in sintesi:
1. Il Cervello Rettiliano: La sopravvivenza istintiva
È la parte più antica del nostro cervello, situata nel tronco encefalico. Gestisce le funzioni vitali e le risposte di sopravvivenza immediata. Quando percepiamo una minaccia (come la paura di fallire un esame o il giudizio altrui), il cervello rettiliano può attivare una risposta di "freeze" (congelamento). In questo stato, il corpo entra in una sorta di stallo protettivo: è qui che nasce la sensazione fisica di non riuscire ad aprire i libri, nonostante l'intenzione logica di farlo.
2. Il Sistema Limbico: Il centro emotivo
Questa parte del cervello valuta se l'ambiente circostante è sicuro o pericoloso. L'amigdala, in particolare, agisce come una sentinella. Se il sistema limbico registra un trauma passato (un esame andato male, un’umiliazione subita), invia segnali d'allarme continui. Se non c'è un senso di sicurezza emotiva, il cervello limbico "sequestra" le risorse energetiche, impedendo loro di arrivare alla parte più evoluta.
3. La Neocorteccia: La sede dello studio
La neocorteccia, e in particolare la corteccia prefrontale, è dove avvengono i processi cognitivi superiori: logica, linguaggio, memoria di lavoro e apprendimento. È lo strumento che usi per studiare.
Il problema è che la neocorteccia è l'ultima parte a ricevere energia e la prima a venire "scollegata" in caso di allarme. Se i livelli inferiori (Rettiliano e Limbico) sono in stato di allerta, la neocorteccia non può funzionare correttamente. Ecco perché, sotto stress, sembra di leggere la stessa pagina dieci volte senza capire nulla.
Conclusioni: Dalla regolazione alla cognizione
Il blocco universitario è, di fatto, un blackout della neocorteccia causato da un'iper-attivazione delle aree cerebrali più antiche.
Per questo motivo, nel mio studio non lavoriamo sulla forza di volontà. L'obiettivo clinico è regolare il sistema nervoso attraverso strumenti come l'EMDR e il lavoro somatico. Solo quando il corpo e il sistema limbico tornano a percepire un segnale di sicurezza, la neocorteccia può riattivarsi, permettendoti di tornare a studiare con efficacia.
Caterina Borruso – Psicologo/a
Professionista iscritto all'Albo degli Psicologi della Regione Lombardia n. 6239
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